Tuesday, November 8, 2011
Saturday, November 5, 2011
BUTTERFLY EFFECT PROJECT, WORK IN PROGRESS
A big thanks to my friend Marco, who is helping me to correct the strange howlers that an ignorant in mechanics like me may create.
BUTTERFLY EFFECT PROJECT, WORK IN PROGRESS
Ecco qui alcune immagini del mio nuovo progetto sull'Effetto Farfalla, un lavoro in corso, ormai quasi completato, costituito da piccoli marchingegni in legno con vere ali di insetto e ricami su silkpaper e carta Nepalese. I modellini sono ispirati alle macchine di Leonardo, mentre i ricami potrebbero essere considerati sogni di schemi scientifici. Possiamo considerarci padroni di questo Pianeta, se non sappiamo districarci in un magma di dati? Qual è il (metaforico) battito d'ali che può generare il cambiamento? Qual è la giuntura fra Microcosmo e Macrocosmo?
Ecco qui alcune immagini del mio nuovo progetto sull'Effetto Farfalla, un lavoro in corso, ormai quasi completato, costituito da piccoli marchingegni in legno con vere ali di insetto e ricami su silkpaper e carta Nepalese. I modellini sono ispirati alle macchine di Leonardo, mentre i ricami potrebbero essere considerati sogni di schemi scientifici. Possiamo considerarci padroni di questo Pianeta, se non sappiamo districarci in un magma di dati? Qual è il (metaforico) battito d'ali che può generare il cambiamento? Qual è la giuntura fra Microcosmo e Macrocosmo?
Un grosso grazie al mio amico Marco, che mi aiuta a correggere tutti gli strafalcioni che un'ignorante di meccanica come me può fare.
BISTON BETULARIA (work in progress)
Click here to see the complete series
FELIX GONZALEZ TORRES
THE MAN OF SMALL THINGS
Felix Gonzalez Torres, the man from whom everybody would have accepted candies, the man of still clocks and unmade beds, has the worth of having tried to give a emotional value to serial objects with a social and political aim. We have been told many times: the object, if we not consider the work needed to produce it, the use value, the production and the producer, is an alien thing with a consumerist purpose. By the way, if it's true that the product in itself has got no traces of individuality and subjective expression, its consume may generate affective and symbolical value, a value that changes from person to person, even if it has got some common elements. Torres plays with this emotional "unity in differences" in using things, changing ordinariness into everyday life and the common into familiar. If marketing experts attract us with cliché, restyling and emotional gadgets, Torres brings daily thingS, important for our culture, to create short circuit on trite remarks and look for new political and social perspectives without rhetoric (even if sometimes he may be so gushing or over sentimental). His objects are ideas of objects, in which everyone might recognize his own objects and decode his/her life. You may find them in aseptic rooms, in open space as billboards, or they can be curtains to cross made of beads as red as blood, or take away sky passports, or candies to taste, but they always change private stories into collective, universal tales. It's real, the repetition of the same images generates addiction and indifference, it's true, advertising charms and convinces playing with our instincts and sensations of uneasiness and inadequateness, but its persuasion is based on laid down times and the unambiguous and redundant use of information. Even if the explanation of his works is always (too strongly) fundamental, Torres, instead, selects single elements, isolating them from the context and lets the bystander's imagination free. Usually, the artists put us in front of persons or strongly expressive simulacra to make us impact emotions. This way, the viewer for a moment is like a voyager in a foreign country. He/she feel lost, comes into contact wit the Other, but he/she is always aware of living far from there. Gonzalez-Torres, instead, makes possible for us to be in his shoes.
FELIX GONZALEZ TORRES
Felix Gonzalez Torres, the man from whom everybody would have accepted candies, the man of still clocks and unmade beds, has the worth of having tried to give a emotional value to serial objects with a social and political aim. We have been told many times: the object, if we not consider the work needed to produce it, the use value, the production and the producer, is an alien thing with a consumerist purpose. By the way, if it's true that the product in itself has got no traces of individuality and subjective expression, its consume may generate affective and symbolical value, a value that changes from person to person, even if it has got some common elements. Torres plays with this emotional "unity in differences" in using things, changing ordinariness into everyday life and the common into familiar. If marketing experts attract us with cliché, restyling and emotional gadgets, Torres brings daily thingS, important for our culture, to create short circuit on trite remarks and look for new political and social perspectives without rhetoric (even if sometimes he may be so gushing or over sentimental). His objects are ideas of objects, in which everyone might recognize his own objects and decode his/her life. You may find them in aseptic rooms, in open space as billboards, or they can be curtains to cross made of beads as red as blood, or take away sky passports, or candies to taste, but they always change private stories into collective, universal tales. It's real, the repetition of the same images generates addiction and indifference, it's true, advertising charms and convinces playing with our instincts and sensations of uneasiness and inadequateness, but its persuasion is based on laid down times and the unambiguous and redundant use of information. Even if the explanation of his works is always (too strongly) fundamental, Torres, instead, selects single elements, isolating them from the context and lets the bystander's imagination free. Usually, the artists put us in front of persons or strongly expressive simulacra to make us impact emotions. This way, the viewer for a moment is like a voyager in a foreign country. He/she feel lost, comes into contact wit the Other, but he/she is always aware of living far from there. Gonzalez-Torres, instead, makes possible for us to be in his shoes.
FELIX GONZALEZ TORRES
L'UOMO DELLE PICCOLE COSE
Felix Gonzalez-Torres, l'uomo da cui tutti avremmo accettato le caramelle, l'uomo degli orologi fermi e dei letti sfatti, ha il grosso merito di aver cercato di rivestire di un potente sostrato emotivo gli oggetti seriali con finalità politiche e sociali. Si detto e ridetto: l’oggetto, slegato dal lavoro, dal valore d’uso, dalla produzione e dal produttore è un oggetto alienato e alienante che non ha altro scopo se non il consumo. Tuttavia, se è vero che la cosa prodotta in serie non reca alcuna traccia d’individualità o espressione soggettiva, è proprio il consumo che se ne fa che lo carica di pregnanza affettiva e simbolica, che varia da persona a persona, pur con alcune costanti. E’ su questa “unità nella varietà” affettiva, che avviene con l’utilizzo del prodotto, che gioca Torres, trasformando il banale in quotidiano, il comune in familiare. Se i pubblicitari ci titillano con i cliché, i restyling e i gadget emotivi dei bei vecchi tempi, Torres prende degli oggetti consueti, ma fortemente denotati nella nostra cultura, per creare un corto circuito a partire proprio dai luoghi comuni e porre nuovi orizzonti politici e sociali senza retorica (anche se a volte eccede con i sentimentalismi). Gli oggetti di Gonzalez-Torres sono “idee” di oggetti, dove ognuno può riconoscere i propri e decifrare la propria storia personale. Che si trovino in stanze asettiche, o in spazi aperti come pubbliche affissioni, che siano cortine di perline di sangue da attraversare, passaporti di cielo da ritirare, dolci da assaporare, essi trasformano il particolare in universale, il privato in collettivo. E’ vero che l’iterazione di immagini genera disinteresse e assuefazione, e che gli slogan pubblicitari seducono e persuadono giocando sulle pulsioni e su sensazioni di inadeguatezza e disagio, tuttavia la loro opera di convincimento può avvenire soprattutto perché dettano i tempi e predispongono le informazioni in modo univoco e ridondante. Anche se la spiegazione a corollario delle sue opere è sempre (fin troppo) fondamentale per le sue opere, Torres, invece, seleziona singoli elementi, isolandoli dal contesto, e lascia che l’immaginazione del fruitore faccia il resto. In genere gli artisti ci pongono davanti delle persone o dei simulacri dall'espressione intensa, per sbatterci di fronte alle emozioni. Lo spettatore diventa per un momento il viaggiatore che impatta una realtà straniera. Vive lo spaesamento, entra in contatto con l'altro, ma è sempre cosciente di trovarsi in un'altra condizione. Gonzalez-Torres, invece, ci pone nella condizione di calarci nei suoi panni, attraverso elementi e situazioni comuni a tutti.
Felix Gonzalez-Torres, l'uomo da cui tutti avremmo accettato le caramelle, l'uomo degli orologi fermi e dei letti sfatti, ha il grosso merito di aver cercato di rivestire di un potente sostrato emotivo gli oggetti seriali con finalità politiche e sociali. Si detto e ridetto: l’oggetto, slegato dal lavoro, dal valore d’uso, dalla produzione e dal produttore è un oggetto alienato e alienante che non ha altro scopo se non il consumo. Tuttavia, se è vero che la cosa prodotta in serie non reca alcuna traccia d’individualità o espressione soggettiva, è proprio il consumo che se ne fa che lo carica di pregnanza affettiva e simbolica, che varia da persona a persona, pur con alcune costanti. E’ su questa “unità nella varietà” affettiva, che avviene con l’utilizzo del prodotto, che gioca Torres, trasformando il banale in quotidiano, il comune in familiare. Se i pubblicitari ci titillano con i cliché, i restyling e i gadget emotivi dei bei vecchi tempi, Torres prende degli oggetti consueti, ma fortemente denotati nella nostra cultura, per creare un corto circuito a partire proprio dai luoghi comuni e porre nuovi orizzonti politici e sociali senza retorica (anche se a volte eccede con i sentimentalismi). Gli oggetti di Gonzalez-Torres sono “idee” di oggetti, dove ognuno può riconoscere i propri e decifrare la propria storia personale. Che si trovino in stanze asettiche, o in spazi aperti come pubbliche affissioni, che siano cortine di perline di sangue da attraversare, passaporti di cielo da ritirare, dolci da assaporare, essi trasformano il particolare in universale, il privato in collettivo. E’ vero che l’iterazione di immagini genera disinteresse e assuefazione, e che gli slogan pubblicitari seducono e persuadono giocando sulle pulsioni e su sensazioni di inadeguatezza e disagio, tuttavia la loro opera di convincimento può avvenire soprattutto perché dettano i tempi e predispongono le informazioni in modo univoco e ridondante. Anche se la spiegazione a corollario delle sue opere è sempre (fin troppo) fondamentale per le sue opere, Torres, invece, seleziona singoli elementi, isolandoli dal contesto, e lascia che l’immaginazione del fruitore faccia il resto. In genere gli artisti ci pongono davanti delle persone o dei simulacri dall'espressione intensa, per sbatterci di fronte alle emozioni. Lo spettatore diventa per un momento il viaggiatore che impatta una realtà straniera. Vive lo spaesamento, entra in contatto con l'altro, ma è sempre cosciente di trovarsi in un'altra condizione. Gonzalez-Torres, invece, ci pone nella condizione di calarci nei suoi panni, attraverso elementi e situazioni comuni a tutti.
Friday, November 4, 2011
SALVIAMO IL PAESAGGIO
Alcuni estratti dal sito di Slow Food:
Presentato il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori
Obiettivo dell’iniziativa, che riunisce i movimenti italiani per la salvaguardia della terra e del paesaggio, è coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti in una rete che condivida gli stessi valori elementari e sensibilizzare l’opinione pubblica su uno dei più grandi scempi che sta subendo il nostro Paese, sotto silenzio e da troppo tempo: il consumo del suolo libero e fertile, principalmente a favore di cemento e asfalto.
Il Forum intende mettere in campo una serie di azioni concrete per fermare il consumo di suoli fertili e lo scempio del paesaggio italiano:
- Elaborare una proposta di legge di iniziativa popolare, la cui bozza è stata presentata oggi all’assemblea per la condivisione e discussione.
- Proporre un censimento in tutti i Comuni degli immobili (abitazioni, capannoni, edifici pubblici, eccetera) vuoti e non utilizzati.
- Promuovere una campagna di comunicazione e sensibilizzazione a livello nazionale.
Il consumo di suolo è in continuo aumento: Legambiente stima che l’incremento è di circa 50.000 ha all’anno. Lo stesso studio evidenzia che la superficie cementificata risulta pari a 2.350.000 ha, cioè il 7,6% del territorio nazionale (teniamo presente che la nostra Penisola è formata da numerosi rilievi non edificabili). Purtroppo non possiamo fare affidamento su dati certificati, a testimonianza di quanto questo problema debba ancora essere monitorato e sufficientemente considerato come prioritario dalle Istituzioni.
Il suolo fertile e l’integrità del paesaggio sono la principale garanzia per il futuro del nostro Paese, del turismo, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti tradizionali, della salubrità dei luoghi in cui abitiamo e della biodiversità naturale ivi presente. La storia ci insegna che essi sono la base concreta di ogni cultura locale, ciò che unisce gli italiani nella diversità e ci rende un popolo unico. Paesaggio e territorio fertile sono la risorsa economica di cui siamo più ricchi, è assurdo sprecarla così.
Il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i Territori, nasce su impulso dell’associazione Slow Food e del Movimento Stop al Consumo di Territorio, subito arricchitosi della presenza di numerose organizzazioni nazionali (tra cui Legambiente, LIPU, Pro Natura, Eddyburg, Movimento Decrescita Felice, Altreconomia, Associazione Comuni Virtuosi, Rete del Nuovo Municipio, Borghi Autentici d’Italia, Medici per l’Ambiente, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, organizzazioni agricole), di oltre 350 associazioni e comitati locali e più di 3000 prime adesioni individuali, tra cui quelle di urbanisti, docenti universitari, sindaci, architetti, giornalisti, produttori agricoli ecc.
Alcuni link utili:
http://www.corriere.it/
http://www.
http://www.
Thursday, November 3, 2011
SU EXIBART
Monza () - dal 19 novembre 2011 al 9 gennaio 2012
Giulia Berra
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Wednesday, November 2, 2011
MY SOLO EXHIBITION!
Giulia BERRA
curated by Monica Villa
Opening on Saturday, 19 November at 6.30 p.m.
19 November 2011 - 9 January 2012
Cart Projects, GalleriaCart
Via Sirtori, 7 . 20052 Monza
http://www.galleriacart.it
There will be displayed my towns and the embroderies on rice paper "Arachne".
Come!
MIA PERSONALE!
Giulia BERRA
a cura di Monica Villa
Inaugurazione sabato 19 novembre ore 18.30
Fino al 9 gennaio 2012
Cart Projects della GalleriaCart
Via Sirtori, 7 . 20052 Monza
La sua ricerca artistica si concentra sulle sottili connessioni fra processi naturali e umani, indagando le relazioni e i legami che si instaurano con l’ambiente.
Sviluppando le conoscenze entomologiche trasmessele dal padre, Giulia Berra utilizza elementi naturali ed insetti provenienti da vecchie collezioni, dalle Oasi delle Farfalle o trovati morti in natura.
In particolare la sua attenzione si concentra sul tema della crisalide vuota (exuvia) come metafora del cambiamento psicofisico ed emotivo.
In questa occasione, Giulia Berra presenta un corpus del suo lavoro forse più interessante e in continua evoluzione: le città.
Si tratta di una serie di plastici realizzati con materiali naturali (spine, galle, crisalidi di farfalla, alveari, piume) che danno vita a diversi modelli di città impossibili.
Ispirandosi a “Le città invisibili” di Calvino, Giulia indaga il rapporto che ognuno di noi ha con la società e con una differente concezione di vita. Il modello-città preferito è così caricato di implicazioni psicologiche differenti per ciascuno.La scelta di una città ricca di spine ci porta a pensare ad una chiusura totale verso l’esterno, alla paura per il cambiamento e all’insicurezza, diversamente, la città di piume illustra una città-nido confortevole, piacevole ma avulsa dalla realtà. L’agglomerato di crisalidi vuote rispecchia una città metamorfica piena di inespresse risorse, mentre l’insieme di baccelli racconta di città prospere e fiorenti.
“Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni di un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.” Italo Calvino
Completano la mostra una serie di ricami su carta della serie “Arachne”.
Giulia si trasforma in nuova “Aracne”; la sua abilità di tessitrice ci restituisce delle vere e proprie ragnatele ricamate. Il confronto non é più con la dea Atena bensì direttamente con il mondo animale. In questa sfida è, ancora una volta, l’essere umano a perdere; dalla natura dobbiamo solo imparare.
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